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domenica 29 gennaio 2012

snob alla quarta

Tutti hanno il diritto di essere snob. È nella carta dei diritti dell’uomo, dopo la parte sull’eiaculazione.
Essere snob è un piacere che nessuno dovrebbe negarsi, è quella specie di sollievo che deriva dal sentirsi un gradino sopra al resto dell’umanità, non tanto per intelligenza quanto per esperienza mondana. È quell’atteggiamento di imperturbabile saccenteria che porta a non stupirsi più di nulla e ad apprezzare tutto ciò che concerne Victor Sjöström. Essere snob significa saperla un pò più lunga degli altri, ma senza entrare nei dettagli.

Dio mio, Manrico, è orribile!

Cosa non lo è, Piero?

Hanno arrestato otto persone solo perché non hanno finito il dessert.

E cosa ti stupisce?

Avevano tutti meno di un anno!

Capita ogni giorno.

Ma godevano dell’immunità parlamentare!

Ovvio.

Erano tutti incensurati, di buona famiglia e andavano a messa ogni domenica.

E magari erano anche disabili...

No.

Appunto. Succede ogni giorno.

Però erano dei fan di Guerre Stellari, può essere considerata una malattia?

Come puoi guardare film tanto orrendi, Piero?

Essere snob non significa disprezzare gli altri, ma solo fare finta, che è una cosa diversa.
Per esercitare il proprio diritto allo snobismo è indispensabile frequentare persone che, per qualche ragione, abbiano deciso di rinunciarvi. Queste persone sono chiamate “gente comune” e sono indispensabili allo snob per procurarsi il necessario sollievo. Non è possibile dedicarsi con soddisfazione a pratiche snobistiche se manca la gente comune, così come è assurdo immaginare una società di soli aristocratici o uno sport dove arrivino tutti primi. Qualcuno deve pur stare sul gradino più basso del podio.
I problemi nascono quando gli snob iniziano a frequentarsi fra di loro. Quando un gruppo di persone è costituito principalmente da snob, i pochi esemplari di gente comune diventano prede ambite, contese con ogni mezzo da torme di snob bisognosi. Questo in genere fa sì che le persone comuni si dileguino in tempi scala abbastanza brevi (da 1 a 2.5 Gin Tonic) e scompaiano senza pagare il conto. Questo fenomeno è noto come “decadimento comune” ed è stato studiato per la prima volta da Jean-Paul Sartre durante le sue feste di compleanno.
In queste condizioni la pratica dello snobismo non dà nessuna soddisfazione, oltre a produrre conversazioni particolarmente noiose.

Dio mio, Manrico, è orribile.

E cosa ti stupisce, Manrico?

Cosa non mi stupisce, vorrai dire?

Ovvio.

Capita ogni giorno.

E cosa non capita ogni giorno?

In questi casi, se si vuole continuare a provare il sottile piacere di sentirsi migliori degli altri senza doverlo dimostrare, è necessario iniziare a fare gli snob con gli snob, cioè praticare quello che alcuni studiosi hanno definito “snobismo alla seconda”. Questo comporta un apparente ritorno alle posizioni della gente comune e il mettersi a guardare Guerre Stellari, benché con godimento simulato.
Ecco un esempio di dialogo fra un comune snob e uno snob alla seconda.

L’ultimo film di Victor Sjöström è semplicemente sublime.

Come puoi guardare film tanto orrendi, Manrico?

Quali film non lo sono?

Guerre Stellari, per esempio.

Mi prendi in giro, vero Manrico alla seconda?

E chi non ti prende in giro?

Naturalmente il problema si ripresenta quando snob alla seconda iniziano a frequentare altri snob alla seconda. Sembra che questo fenomeno, benché più raro del precedente, abbia un’evoluzione più rapida e porti in breve tempo al fenomeno dello "snobismo alla terza".
Costoro sono gli snob degli snob degli snob. Com’è facile immaginare, essi riprendono le posizioni degli snob comuni, ma lo fanno con una certa stanchezza (non bisogna dimenticare che è gente che ha alle spalle tre passaggi snobistici, che non sono proprio una passeggiata). Di solito si esprimono in modo laconico, con brevi commenti lapidari e risultano più liquidatori e sbrigativi che saccenti. A uno sguardo superficiale potrebbero sembrare più sereni degli snob comuni, ma in realtà sono solo più svogliati. Hanno perso gran parte dell’originaria verve polemica e l’esercizio dello snobismo al cubo non dà loro il sollievo sperato.

Dio mio, Manrico alla terza, è orribile!

Cosa?

Hanno arrestato otto persone solo perché non hanno finito il dessert.

...

Avevano tutti meno di un anno, godevano dell’immunità parlamentare, erano incensurati, di buona famiglia e andavano a messa ogni domenica. Dove vai?

A casa.

Ovviamente esistono anche gli snob alla quarta. Questi individui, spossati e piegati dallo sforzo di tutti questi salti snobistici, abbandonano anche le tecniche tipiche dello snobismo, le domande retoriche e il sorrisetto di superiorità e si lasciano andare senza opporre resistenza al più piatto conformismo. Sono anche detti “gente comune”.

(Smeriglia)

giovedì 26 gennaio 2012

intervista con me stesso

Com’è nata in lei la passione per il pediluvio?

Può darmi dell’io, se vuole.

Volentieri, com’è nata in me la passione per il pediluvio?

Fu merito di mia madre, che mi iniziò all’arte misteriosofica dei piedi in ammollo. Tutto quello che conoscevo sino ad allora erano delle fugaci abluzioni nel bidet con acqua tiepida. Di tanto in tanto qualche borsa dell’acqua calda ai piedi del letto mi aveva fatto intuire le enormi potenzialità introspettive legate al mondo del pediluvio, ma in maniera del tutto inconsapevole ed embrionale. Del resto ero troppo acerbo, non avrò avuto più di otto o nove anni, ma mi appassionai immediatamente al pediluvio. Grazie mamma.

Ho mai provato a ristorare i piedi in qualche altra maniera?

Certo. Ad esempio mi piace “sotterrare” i piedi sotto la sabbia calda in spiaggia. Anche farmi massaggiare i piedi da qualcuno in gamba non è affatto male. Sono senza dubbio situazioni piacevoli e rilassanti, ma in qualche misura più “dispersive”. Insomma, per come la vedo io, il pediluvio è tutta un'altra cosa. Quando ti fai il pediluvio sei solo con te stesso, i tuoi piedi e l’acqua calda che sprigiona vapori aromatici. Io credo che un uomo veramente libero sia un uomo che prende le sue decisioni da solo, con i piedi immersi in una bacinella azzurra piena di acqua calda, un bicchiere di vino rosso in mano ed un disco di musica jazz come sottofondo (il genere musicale è opzionale, ovviamente). Qualche anno fa mi fu regalato per il mio compleanno una bacinella elettrificata in grado di realizzare un pediluvio “extra-strong”. Collegando la bacinella alla presa elettrica era possibile aggiungere al solito pediluvio un effetto idromassaggio rumoroso ed invadente. Nulla di più sacrilego ed irriverente. Prima o poi dovrò decidermi di dare via questa diavoleria che tengo a debita distanza dai miei piedi. Penso di essere una persona abbastanza aperta su molte cose. Ma sul pediluvio proprio no. Mi piace alla maniera tradizionale, con la bacinella azzurra e tutto il resto.

Sì, lo so.
Dico qualcosa dei sali minerali che sono solito utilizzare col pediluvio.

Ce ne sono tantissimi e la scelta è veramente ampia. Personalmente prediligo i sali balsamici podologici che vengono preparati ad arte dai monaci camaldolesi oppure il buon vecchio bicarbonato con il quale vai sempre sul sicuro…

Come mai impiego così tanto tempo per farmi un pediluvio quando molte persone non ci stanno più di un quarto d’ora?

Come dicevo prima, il pediluvio per me è un momento di introspezione. Leggo oppure non leggo, butto giù appunti, penso, rifletto, prendo decisioni. Tutto questo ambaradam di cose richiede tempo, non lo si può liquidare in modo sbrigativo destinandovi una manciata di minuti. E’ proprio il concetto di “slow footbath” che ultimamente sta diventando sempre più di moda, ma che io ho applicato senza saperlo sin da ragazzo senza chiamarlo così.

Come giudico le persone che non si fanno il pediluvio?

Per carità, le rispetto. Ma mi sembrano dei marziani. Questo non vuol dire che mi reputo migliore, solo molto diverso. Io credo che la maggiore o minore attitudine al pediluvio racconti molto della persona e delle sue inclinazioni.

Per caso mi sto prendendo in giro?

No, è solo che - senza voler trarre conclusioni generali - mi limito a constatare che le persone che ho conosciuto in questa vita e che erano amanti del pediluvio erano anche le persone con le quali avevo maggiormente qualcosa in comune, con le quali il mio spirito andava di più in consonanza. Sarà solo una coincidenza? Ancora non l’ho capito. Forse non lo capirò mai. Forse non ho ancora fatto abbastanza pediluvi per capirlo.

È esattamente quello che penso anch’io.

Ogni scusa è buona per riempire nuovamente d’acqua calda quella dannata bacinella.

Esatto.

Devo confessare che a volte ho disdetto appuntamenti e staccato il cellulare pur di godermi in santa pace un sacrosanto pediluvio. Quando stai a rota, stai a rota.

Non è che sto esagerando?

L’importante è non disperdersi in questo magico e fumoso mondo del pediluvio, che sarà sicuramente qualcosa di affascinante ma alla fine può dare una forma di dipendenza psicologica. Bisogna sempre ricordare che il pediluvio lo si fa per conoscere meglio se stessi e per liberare il proprio spirito, non per imprigionarlo di più.

C’è qualcos’altro che mi voglio chiedere?

No.

giovedì 19 gennaio 2012

riproduzioni in serie

Il cervello umano non è programmato per studiare l’universo o farsi domande sul senso dell’esistenza, è programmato per adattarsi in fretta all’ambiente circostante e mettere al mondo il maggior numero possibile di figli in quei pochi anni che ha a disposizione. Cose come la Critica della Ragion Pura o la Teoria della Relatività sono incidenti di percorso, non il normale punto di arrivo di un cervello. Chi cita Einstein come esempio della grandezza del genere umano (e quindi, indirettamente, della propria) sbaglia, perché un esempio per essere buono deve essere tipico, non eccezionale, e un tipico esempio della grandezza del genere umano è Teo Mammucari, non Einstein.
Quando un cervello viene al mondo, per prima cosa si guarda intorno attraverso il suo sofisticato sistema audiovisivo, poi passa subito a copiare tutto quello che vede e sente. Tutto. Non importa che senso abbia o non abbia, lui guarda e riproduce tutto tale e quale, come una fotocopiatrice. Prima lo riproduce con la voce e i gesti, poi con i comportamenti e alla fine anche materialmente, mettendo al mondo tanti altri cervelli identici a lui. Copia e incolla, ecco come funziona il cervello. Per questo motivo la religione giusta è sempre quella dove sono nato, la gente civile è quella del mio paese e nessuno fa il pane buono come qui da noi. L’obiettivo del cervello non è la scoperta di cose nuove, ma la riproduzione di quelle vecchie.
Ovviamente questo non significa che il cervello sia stupido, anzi è un organo molto intelligente, solo che la sua intelligenza è finalizzata al copia e incolla, non alla conoscenza. Quando uno scopre qualcosa di nuovo (ogni tanto succede), riesce a scoprirlo non grazie al suo cervello, ma nonostante il suo cervello. Scoprire una cosa nuova significa sconfiggere il proprio cervello, quindi non bisognerebbe gridare “eureka!” ma “t’ho fregato, brutto stronzo!”.
Se il cervello umano fosse fatto per la cosmologia, la filosofia e la conoscenza in generale, il suo algoritmo sarebbe questo:




Ma purtroppo non funziona così. Il punto di partenza dell’algoritmo non è mai una domanda, ma una risposta: i maiali volano. Una risposta copiata da genitori, preti e insegnanti e subito diligentemente incollata nei neuroni. Il cervello non va in giro per il mondo con una domanda in cerca della risposta, come di solito si dice, ma va in giro per il mondo con una risposta in cerca della possibilità di riprodurla, e se disgraziatamente un dato oggettivo transita nel suo campo audiovisivo, il cervello cerca di scacciarlo.
Il vero algoritmo del cervello è questo:
 
(Smeriglia)

venerdì 10 giugno 2011

dedicato a chi va a ricercare se stesso in India

Molti di voi pensano di riuscire a trovare se stessi andando in India.
Ma pensate davvero che sia sufficiente imbarcarsi in un viaggio così lungo, farsi due chiacchiere con qualche fachiro e dare due pacche sul culo a qualche elefante per riuscire a ritrovare se stessi?
Ragionate un attimo, usate la logica: ma voi ci siete mai già stati in India?
Sono sicuro che la maggior parte di voi non c'ha mai messo piede.
E allora? Ma - scusate - che ce andate a fà in India?
Volete ricercare voi stessi? Avete il problema che non vi trovate?
Innanzitutto cominciate a fare mente locale e provate a domandarvi: <<Chi ho incontato ieri?>>, <<Qual'è l'ultimo posto in cui mi ricordo di essere andato?>>.
Io comincerei da questo genere di domande, insomma.
Lasciate perdere i voli intercontinentali.
Piuttosto, date 'n'occhiata dentro ai cappotti, sotto ai cappelli, dentro le scarpe.
Magari saltate fuori quando meno ve l'aspettate, magari tra qualche giorno.
Tanto, se siete qui a domandarvi dove siete vuol dire che da qualche parte sarete pur finiti, ok non sapete esattamente dove, ma da qualche parte ci siete, no?
Dovrebbe bastare questo a rassicuravi almeno un pò...

mercoledì 23 marzo 2011

voglio essere rispettata come professionista e come uoma


parole-dadiGrande successo ha avuto su internet, sin dal 2002, un elenco sempre citato come anonimo. Si tratta di un'opera di genio, che mette in luce come ci possano essere, in una lingua, tormentoni sistematici, che evidentemente non dipendono da singole parole ma da un assetto ideologico della lingua. Fateci caso:

Un cortigiano: un uomo che vive a corte
Una cortigiana: una mignotta

Un massaggiatore: un cinesiterapista
Una massaggiatrice: una mignotta

Un professionista: un uomo molto pratico del suo mestiere
Una professionista: una mignotta

Un uomo di strada: un uomo del popolo
Una donna di strada: una mignotta

Un uomo del popolo: uno schietto popolano
Una donna del popolo: una mignotta

Un uomo senza morale: un pragmatico
Una donna senza morale: una mignotta

Un uomo pubblico: un uomo in vista
Una donna pubblica: una mignotta

Un segretario particolare: un portaborse
Una segretaria particolare: una mignotta

Un uomo facile: un uomo senza pretese
Una donna facile: una mignotta

Un intrattenitore: un uomo dalla conversazione divertente
Una intrattenitrice: una mignotta

Un adescatore: un uomo che sa convincere gli altri
Un'adescatrice: una mignotta

Un cubista: un uomo che dipinge al modo di Picasso
Una cubista: una mignotta (nella considerazione di molta parte del pubblico maschile delle discoteche)

Un uomo d'alto bordo: un uomo che possiede uno scafo d'altura
Una donna d'alto bordo: una mignotta

Un tenutario: un proprietario terriero
Una tenutaria: una mignotta che ha fatto carriera

Un passeggiatore: un uomo che cammina
Una passeggiatrice: una mignotta

Uno steward: un assistente di volo
Una steward: una mignotta (nella considerazione di molta parte del pubblico maschile degli aeroplani, o dei congressi)

Un uomo con un passato: un uomo che ha avuto una vita, in qualche caso non particolarmente onesta, ma che vale la pena di raccontare
Una donna con un passato: una mignotta

Un maiale: un animale della fattoria
Una maiala: una mignotta

Un cane: un amico fedele
Una cagna: una mignotta

Uno squillo: il suono del telefono
Una squillo: una mignotta

Un maître: un grande pittore, un intellettuale di riferimento
Una maîtresse: una mignotta (divenuta manager di mignotte)

Un uomo da poco: un miserabile da compatire
Una donna da poco: una mignotta che pratica tariffe economiche

Un uomo di vita: un esuberante compagnone
Una donna di vita: una mignottamaître 

Un uomo perduto: un disperso
Una donna perduta: una mignotta

Un uomo di mondo: un gran signore
Una donna di mondo: una mignotta

Un mondano: un gran signore
Una mondana: una mignotta

Un toro: un uomo molto vigoroso
Una vacca: una mignotta

Un peripatetico: un seguace di Aristotele
Una peripatetica: una mignotta

Uno che batte: un tennista che serve la palla
Una che batte: una mignotta

Un uomo che batte la strada: un asfaltatore
Una donna che batte la strada: una mignotta

Un battistrada: un illuminato precursore
Una battistrada: una mignotta

Un uomo che ha un protettore: un intoccabile raccomandato
Una donna che ha un protettore: una mignotta

Un accompagnatore: un pianista che suona in sottofondo
Un'accompagnatrice: una mignotta

Un uomo di malaffare: un birbante
Una donna di malaffare: una mignotta

Un mercenario: un soldato di ventura
Una mercenaria: una mignotta

Un prezzolato: un sicario
Una prezzolata: una mignotta

Un buon uomo: un uomo probo
Una buona donna: una mignotta

Un uomo allegro: un buontempone
Una donna allegra: una mignotta

Un rimorchiatore: un utile natante
Una rimorchiatrice: una mignotta

Un escort: una guardia del corpo
Una escort: una mignotta

Uno di quelli: il membro di una compagna
Una di quelle: una mignotta

Un uomo-immagine: la figura più rappresentativa di un'azienda
Una donna-immagine: una mignotta

Un omaccio: un uomo prestante e poco gentile
Una donnaccia: una mignotta

Un ometto: uno sgorbio inoffensivo, o un appendiabiti
Una donnetta: una mignotta

Un gatto morto: un felino deceduto
Una gatta morta: una mignotta

Un ètero: un uomo a cui piacciono le donne
Un'etèra: una mignotta

Un putto: un delizioso amorino
Una putta: una mignotta

Uno zoccolo: una calzatura di campagna
Una zoccola: una mignotta

Un'amichetto: un piccolo compagno di giochi
Un'amichetta: una mignotta

La cosa che fa impressione, in questo gioco (a volerlo chiamare così), è la sistematicità assoluta. All'inizio sembra una bella trovata, poi ci si stupisce del fatto che possa proseguire (e gli esempi realmente forzati sono pochissimi), alla fine sembra che non ci sia parola che non risponda alla regola, e infatti, in certi contesti, anche semplici parole come donna, ragazza, femmina, amica possono essere intese in modo equivoco.


martedì 15 marzo 2011

abominevole micio delle nevi - teorie

Quello dell'abominevole micio delle nevi è un caso molto importante per la cripto-miciozoologia: anche se in tanti anni di ricerche non è ancora saltata fuori una prova conclusiva, le testimonianze raccolte provengono da persone la cui credibilità difficilmente può essere messa in dubbio (basti pensare ad Armando Squarciatopi, accreditato e stimato arrosticinaro di Ovindoli che per primo avvistò la creatura nel lontano maggio del 1953).
L'idea che esseri simili al micio possano condurre una vita selvaggia senza essere scoperti dall'uomo e senza entrare in contatto con la comunità ufficiale dei mici domestici standard non è poi tanto remota. Un esempio è quello di un clan di mici furastici che vivevano in una caverna nei pressi delle piste da sci di Roccaraso: non conoscevano l'uso del gomitolo di lana e si cibavano di una partita abbandonata di croccantini per cani. Vennero scoperti per caso da un metronotte incredulo mentre si rifacevano le unghie sui sedili imbottiti di un impianto di risalita, la notte di Natale del 1982.
Oltre alle orme, vi sono anche altre prove fisiche che potrebbero essere correlate all'esistenza dell'abominevole micio delle nevi. Ad esempio nel 1964, ad Avezzano, l'impagliatore ciociaro Ferruccio Paracelso scovò, in uno di quei tipici ferramenta stracolmi di cianfrusaglie, un portachiavi di peluche molto simile a quelle palle di pelo felino che vengono vomitate dai mici, ma circa sei volte più grande. Secondo il negoziante, si trattava di un manufatto ispirato al cosiddetto "caciocavallo del drago", nome col quale - a suo dire - venivano chiamate delle enormi palle di pelo felino fossile che la gente del luogo rinveniva spesso sui monti e nelle campagne. Paracelso decise di andare in fondo alla faccenda e cominciò le sue ricerche: scoprì realmente "caciocavalli del drago" fossili a Magliano de' Marsi, Rocca di Mezzo e Tagliacozzo, tutti luoghi non troppo lontani da Ovindoli...
Il mondo scientifico poté così accertare l'esistenza di un grande micio che fu chiamato Miciopitecus e che è ritenuto estinto da quattrocentomila anni. Si pensa che questo micio potesse sfiorare il metro e mezzo di altezza e, se si accetta l'ipotesi che qualche esemplare abbia potuto continuare a sopravvivere nei luoghi dove l'uomo non è ancora arrivato, l'esistenza dell'abominevole micio delle nevi non sembra più così assurda.
Per un certo periodo, girarono anche voci circa presunte code imbalsamate di abominevole micio delle nevi conservate in alcuni monasteri benedettini e venerate come reliquie. Pare che gli esemplari migliori fossero conservati nei monasteri di Luco de' Marsi e di Giulianova. I presunti reperti alla fine si rivelarono provenire da un cane pastore maremmano-abruzzese.
A parte la teoria del Miciopitecus, alcuni ricercatori sostengono che possa trattarsi di comuni mici randagi che vivono in isolamento per scelta propria o perchè semplicemente dispersi; questa teoria, comunque, non giustifica in modo compiuto le impronte rinvenute in più occasioni proprio sulle piste da sci di Ovindoli, i frequenti avvistamenti e le numerose testimonianze di scomposte marachelle ai danni degli sciatori che si avventurano nei territori dell'abominevole micio delle nevi.

venerdì 24 settembre 2010

oroscopo scettico-dissociato

cerchio_oroscopo


Ho sempre un pò sofferto gli oroscopi. Li ho sempre trovati a volte troppo criptici, altre volte confusi, altre volte ancora ambigui. Come se potessero significare tutto ed il contrario di tutto. Ho sempre pensato "certo, se gli oroscopi fossero più concisi, magari ci si capirebbe qualcosa di più". Insomma, invece di perdere tempo a interpretare tutto 'sto ginepraio di astruse previsioni astologiche, mi sono spesso trovato a desiderare oroscopi più stringati, sintetici, inequivocabili, al limite composti da due o anche soltanto da una parola chiave.
Inoltre, a partire da qualche settimana (quando in spiaggia fui sollecitato involontariamente sull'argomento), ho cominciato a pensare ad un'altra faccenda. E la faccenda in questione è che ogni volta che mi viene letto un oroscopo, non posso evitare di pensare che l’astrologia si basi su di una grossa cantonata di fondo.
Infatti, la costruzione di un qualsiasi oroscopo è fondata sul sistema tolemaico (elaborato da quella viperaccia saccente in preda ad uno stadio confusionale di Claudio Tolomeo), che vede la Terra al centro dell’universo, e tutti i cinque pianeti assieme al Sole e alla Luna che fanno giro-giro-tondo attorno ad essa.
Ma per fortuna "e daje che te ridaje, pure 'e cipolle diventeno aje". E infatti, a questo strampalato sistema tolemaico subentrò, a suon di calci in culo, il sistema copernicano che pone non più la Terra ma il Sole al centro dell’universo e fu elaborato, appunto, da Copernico, le cui teorie furono convalidate nel corso dei secoli dal progredire dell’astronomia e dalla diretta osservazione dell’universo.
Tutto 'sto scherzetto sta a significare che, alla fine della fiera, tutti i possibili movimenti che gli astrologi considerano nelle loro congetture sono solo apparenti, dal momento che si basano sull’ipotesi erronea che la terra sia ferma come una boccia sulla sabbia, e tutto il resto si muova ruotando intorno ad essa.
A 'sto punto, arbitrario per arbitrario, mi son detto: "perchè non sviluppare un vero e proprio nuovo sistema di oroscopo, che si confaccia di più al mio temperamento e alle mie esigenze di sintesi ma che tenga anche conto di quanto appena esposto"?
Nasce così l'oroscopo scettico-dissociato, di cui provvedo a pubblicare l'edizione di questa settimana, sperando di fare cosa gradita per i lettori del mio blog.


24 / 30 settembre 2010

Ariete: Mi
Toro: Raccomando
Gemelli: Diffidate
Cancro: Degli
Leone: Oroscopi
Vergine: Dato
Bilancia: Che
Scorpione: Obiettivamente
Sagittario: Non
Capricorno: Significano
Acquario: Una
Pesci: Mazza

venerdì 15 gennaio 2010

giovedì 12 novembre 2009

l'uomo è una passione inutile

autostima1Nasco con una certa dose X di autostima, X varia nel tempo, può aumentare o può diminuire, ma di solito aumenta. Per esempio se mi scoppia una vena nel cervello X diventa +∞. Y è invece la stima del mondo nei miei confronti così come io la percepisco (stima del mondo percepita):

Y = ∑ƒi•Yi

dove Yi è la stima che effettivamente ha per me la persona i-esima e ƒi è quanto m’importa di questa persona.
Sono soddisfatto di me stesso se e solo se

Y ≥ X

cioè se e solo se la stima del mondo è pari o superiore alla mia autostima.
Se questo non accade allora sarò frustrato, tanto più frustrato quanto più grande è la differenza fra X e Y e la mia infelicità sarà pari a:

µ•(X-Y)

dove µ è una costante di proporzionalità che dipende solo dalle unità di misura.

Esempio 1.
Sandro si stima in maniera pazzesca

X = pazzesca

ed è stimato da sua madre (m), che Sandro usa come sua personale badante e scendiletto mobile (ƒm = 0), e dal suo gatto Rasputin (r) che per quanto sia di razza è pur sempre un gatto (ƒr = 0).
Sandro stima moltissimo Giorgio, Fabrizio e Paolo (gfp), che però sono tre soldatini di legno e a quanto pare i soldatini di legno non hanno l’anima (Ygfp= 0), cosa che non dipende tanto dal materiale quanto dal fatto che sono soldatini.
Quindi l’infelicità di Sandro è:

µ (X - Ym•ƒm - Yr•ƒr - Ygfp•ƒgfp)

che svolgendo i calcoli diventa pazzesca.


Più in generale, si può concludere che una persona sola (Y=0) non solo è necessariamente infelice

µ•X

ma la sua infelicità è tanto più grande quanto più alta è l’opinione che ha di sé.
Chi è insoddisfatto ha due possibili strade: può cercare di ridimensionare X, per esempio rendendosi conto che non sa nemmeno cucinarsi due uova al tegamino, oppure può cercare di aumentare Y, cioè può dedicare la vita a guadagnarsi la stima degli altri. Quest’ultima strada è nettamente la più faticosa e lunga, ma sorprendentemente è anche la più seguita.
C’è però un problema, ogni nuova persona che mi stima fa aumentare non solo Y ma anche X, infatti X è composta da due termini:

X = X0 + ∑Yi

dove X0 è la stima che ho di me quando nessuno mi stima ed è detta autostima a riposo, mentre ∑Yi è la stima che tutti gli altri hanno di me (stima del mondo effettiva). È un fenomeno abbastanza intuitivo, più persone mi stimano più a mia volta io mi stimo e mi stimo tanto più quanto più esse mi stimano. In altre parole c’è sempre un buon motivo per stimarsi.
Per capire se questo meccanismo fa diminuire o aumentare la mia infelicità, basta scrivere esplicitamente X e Y nell’espressione dell’infelicità:

µ•(X0 + ∑Yi - ∑ƒi•Yi)

cioè:

µ•[X0 + ∑ Yi•(1-ƒi)]

Ora, se Xi è la stima che ho della persona i-esima, ƒi può essere scritto come segue:

ƒi = Xi/X0

cioè m’importa poco delle persone che stimo poco e, in generale, più io mi stimo meno m’importa di tutti gli altri. Dunque sostituendo ƒi si ha:

µ•[X0 + ∑Yi•(X0-Xi)/X0]

da cui si vede che se conquisto la stima di una persona che stimo meno di quanto io di base mi stimi, cioè se X0-Xi>0, aumenterò la mia infelicità invece di diminuirla.

Esempio 2.
Sandro decide di guadagnarsi la stima del maggior numero di persone possibile e va su Facebook. Dopo alcuni mesi ha più di quattromila amici, alcuni dei quali stima moltissimo, come un premio Nobel, cinque pittori rinascimentali e l’inventore della vagina, ma sfortunatamente Sandro è convinto di essere la persona più intelligente del mondo:

X0>Xi per ogni i appartenente al mondo

dunque ogni suo nuovo amico, per quanto sia stimabile, non farà altro che sprofondarlo ancora di più nell’infelicità.

Più in generale si può affermare che chi pensa di essere la persona migliore del mondo sarà tanto più infelice quanto maggiore è il numero dei suoi adulatori.


(Smeriglia)

martedì 21 luglio 2009

forse un mattino andando in un'aria di vetro


montaleForse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

(Eugenio Montale)



mercoledì 18 marzo 2009

metriòtes ovvero il senso della misura

risikoMetriòtes è un concetto greco che presuppone misura, equilibrio ed armonia nell'agire umano.
Il bere alcolici è un chiaro e sublime esempio di ciò che con la metriòtes è possibile realizzare.
L'equilibrio tra la sobrietà e l'essere ubriachi.
La giusta miscela tra condizioni e stati d'animo tanto diversi.
Ogni astemio conduce, in realtà, una vita sregolata contraddistinta da un pernicioso eccesso di sobrietà.
Egli dice: "non ho bisogno di ubriacarmi per fuggire dalla realtà".
Gli risponde, con equilibrio e metriòtes, il bevitore: "è vero, ma la mia idea di realtà comprende una buona bevuta di tanto in tanto".


martedì 3 marzo 2009