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martedì 31 gennaio 2012

sboccio della razionalità

Quando ci si rende conto che la sola volontà cieca e ostinata di fare sesso non è sufficiente per farlo veramente e si decide di dare un’occhiata al cosiddetto mondo esterno, magari possono tornare utili seguire i seguenti passi:


a. esiste non-io;
b. non-io non risponde ai comandi;
c. approfondire il concetto di “no”;
d. importanza delle mutande nella società contemporanea;
f. il mondo ha un fondamento.

domenica 29 gennaio 2012

snob alla quarta

Tutti hanno il diritto di essere snob. È nella carta dei diritti dell’uomo, dopo la parte sull’eiaculazione.
Essere snob è un piacere che nessuno dovrebbe negarsi, è quella specie di sollievo che deriva dal sentirsi un gradino sopra al resto dell’umanità, non tanto per intelligenza quanto per esperienza mondana. È quell’atteggiamento di imperturbabile saccenteria che porta a non stupirsi più di nulla e ad apprezzare tutto ciò che concerne Victor Sjöström. Essere snob significa saperla un pò più lunga degli altri, ma senza entrare nei dettagli.

Dio mio, Manrico, è orribile!

Cosa non lo è, Piero?

Hanno arrestato otto persone solo perché non hanno finito il dessert.

E cosa ti stupisce?

Avevano tutti meno di un anno!

Capita ogni giorno.

Ma godevano dell’immunità parlamentare!

Ovvio.

Erano tutti incensurati, di buona famiglia e andavano a messa ogni domenica.

E magari erano anche disabili...

No.

Appunto. Succede ogni giorno.

Però erano dei fan di Guerre Stellari, può essere considerata una malattia?

Come puoi guardare film tanto orrendi, Piero?

Essere snob non significa disprezzare gli altri, ma solo fare finta, che è una cosa diversa.
Per esercitare il proprio diritto allo snobismo è indispensabile frequentare persone che, per qualche ragione, abbiano deciso di rinunciarvi. Queste persone sono chiamate “gente comune” e sono indispensabili allo snob per procurarsi il necessario sollievo. Non è possibile dedicarsi con soddisfazione a pratiche snobistiche se manca la gente comune, così come è assurdo immaginare una società di soli aristocratici o uno sport dove arrivino tutti primi. Qualcuno deve pur stare sul gradino più basso del podio.
I problemi nascono quando gli snob iniziano a frequentarsi fra di loro. Quando un gruppo di persone è costituito principalmente da snob, i pochi esemplari di gente comune diventano prede ambite, contese con ogni mezzo da torme di snob bisognosi. Questo in genere fa sì che le persone comuni si dileguino in tempi scala abbastanza brevi (da 1 a 2.5 Gin Tonic) e scompaiano senza pagare il conto. Questo fenomeno è noto come “decadimento comune” ed è stato studiato per la prima volta da Jean-Paul Sartre durante le sue feste di compleanno.
In queste condizioni la pratica dello snobismo non dà nessuna soddisfazione, oltre a produrre conversazioni particolarmente noiose.

Dio mio, Manrico, è orribile.

E cosa ti stupisce, Manrico?

Cosa non mi stupisce, vorrai dire?

Ovvio.

Capita ogni giorno.

E cosa non capita ogni giorno?

In questi casi, se si vuole continuare a provare il sottile piacere di sentirsi migliori degli altri senza doverlo dimostrare, è necessario iniziare a fare gli snob con gli snob, cioè praticare quello che alcuni studiosi hanno definito “snobismo alla seconda”. Questo comporta un apparente ritorno alle posizioni della gente comune e il mettersi a guardare Guerre Stellari, benché con godimento simulato.
Ecco un esempio di dialogo fra un comune snob e uno snob alla seconda.

L’ultimo film di Victor Sjöström è semplicemente sublime.

Come puoi guardare film tanto orrendi, Manrico?

Quali film non lo sono?

Guerre Stellari, per esempio.

Mi prendi in giro, vero Manrico alla seconda?

E chi non ti prende in giro?

Naturalmente il problema si ripresenta quando snob alla seconda iniziano a frequentare altri snob alla seconda. Sembra che questo fenomeno, benché più raro del precedente, abbia un’evoluzione più rapida e porti in breve tempo al fenomeno dello "snobismo alla terza".
Costoro sono gli snob degli snob degli snob. Com’è facile immaginare, essi riprendono le posizioni degli snob comuni, ma lo fanno con una certa stanchezza (non bisogna dimenticare che è gente che ha alle spalle tre passaggi snobistici, che non sono proprio una passeggiata). Di solito si esprimono in modo laconico, con brevi commenti lapidari e risultano più liquidatori e sbrigativi che saccenti. A uno sguardo superficiale potrebbero sembrare più sereni degli snob comuni, ma in realtà sono solo più svogliati. Hanno perso gran parte dell’originaria verve polemica e l’esercizio dello snobismo al cubo non dà loro il sollievo sperato.

Dio mio, Manrico alla terza, è orribile!

Cosa?

Hanno arrestato otto persone solo perché non hanno finito il dessert.

...

Avevano tutti meno di un anno, godevano dell’immunità parlamentare, erano incensurati, di buona famiglia e andavano a messa ogni domenica. Dove vai?

A casa.

Ovviamente esistono anche gli snob alla quarta. Questi individui, spossati e piegati dallo sforzo di tutti questi salti snobistici, abbandonano anche le tecniche tipiche dello snobismo, le domande retoriche e il sorrisetto di superiorità e si lasciano andare senza opporre resistenza al più piatto conformismo. Sono anche detti “gente comune”.

(Smeriglia)

giovedì 26 gennaio 2012

intervista con me stesso

Com’è nata in lei la passione per il pediluvio?

Può darmi dell’io, se vuole.

Volentieri, com’è nata in me la passione per il pediluvio?

Fu merito di mia madre, che mi iniziò all’arte misteriosofica dei piedi in ammollo. Tutto quello che conoscevo sino ad allora erano delle fugaci abluzioni nel bidet con acqua tiepida. Di tanto in tanto qualche borsa dell’acqua calda ai piedi del letto mi aveva fatto intuire le enormi potenzialità introspettive legate al mondo del pediluvio, ma in maniera del tutto inconsapevole ed embrionale. Del resto ero troppo acerbo, non avrò avuto più di otto o nove anni, ma mi appassionai immediatamente al pediluvio. Grazie mamma.

Ho mai provato a ristorare i piedi in qualche altra maniera?

Certo. Ad esempio mi piace “sotterrare” i piedi sotto la sabbia calda in spiaggia. Anche farmi massaggiare i piedi da qualcuno in gamba non è affatto male. Sono senza dubbio situazioni piacevoli e rilassanti, ma in qualche misura più “dispersive”. Insomma, per come la vedo io, il pediluvio è tutta un'altra cosa. Quando ti fai il pediluvio sei solo con te stesso, i tuoi piedi e l’acqua calda che sprigiona vapori aromatici. Io credo che un uomo veramente libero sia un uomo che prende le sue decisioni da solo, con i piedi immersi in una bacinella azzurra piena di acqua calda, un bicchiere di vino rosso in mano ed un disco di musica jazz come sottofondo (il genere musicale è opzionale, ovviamente). Qualche anno fa mi fu regalato per il mio compleanno una bacinella elettrificata in grado di realizzare un pediluvio “extra-strong”. Collegando la bacinella alla presa elettrica era possibile aggiungere al solito pediluvio un effetto idromassaggio rumoroso ed invadente. Nulla di più sacrilego ed irriverente. Prima o poi dovrò decidermi di dare via questa diavoleria che tengo a debita distanza dai miei piedi. Penso di essere una persona abbastanza aperta su molte cose. Ma sul pediluvio proprio no. Mi piace alla maniera tradizionale, con la bacinella azzurra e tutto il resto.

Sì, lo so.
Dico qualcosa dei sali minerali che sono solito utilizzare col pediluvio.

Ce ne sono tantissimi e la scelta è veramente ampia. Personalmente prediligo i sali balsamici podologici che vengono preparati ad arte dai monaci camaldolesi oppure il buon vecchio bicarbonato con il quale vai sempre sul sicuro…

Come mai impiego così tanto tempo per farmi un pediluvio quando molte persone non ci stanno più di un quarto d’ora?

Come dicevo prima, il pediluvio per me è un momento di introspezione. Leggo oppure non leggo, butto giù appunti, penso, rifletto, prendo decisioni. Tutto questo ambaradam di cose richiede tempo, non lo si può liquidare in modo sbrigativo destinandovi una manciata di minuti. E’ proprio il concetto di “slow footbath” che ultimamente sta diventando sempre più di moda, ma che io ho applicato senza saperlo sin da ragazzo senza chiamarlo così.

Come giudico le persone che non si fanno il pediluvio?

Per carità, le rispetto. Ma mi sembrano dei marziani. Questo non vuol dire che mi reputo migliore, solo molto diverso. Io credo che la maggiore o minore attitudine al pediluvio racconti molto della persona e delle sue inclinazioni.

Per caso mi sto prendendo in giro?

No, è solo che - senza voler trarre conclusioni generali - mi limito a constatare che le persone che ho conosciuto in questa vita e che erano amanti del pediluvio erano anche le persone con le quali avevo maggiormente qualcosa in comune, con le quali il mio spirito andava di più in consonanza. Sarà solo una coincidenza? Ancora non l’ho capito. Forse non lo capirò mai. Forse non ho ancora fatto abbastanza pediluvi per capirlo.

È esattamente quello che penso anch’io.

Ogni scusa è buona per riempire nuovamente d’acqua calda quella dannata bacinella.

Esatto.

Devo confessare che a volte ho disdetto appuntamenti e staccato il cellulare pur di godermi in santa pace un sacrosanto pediluvio. Quando stai a rota, stai a rota.

Non è che sto esagerando?

L’importante è non disperdersi in questo magico e fumoso mondo del pediluvio, che sarà sicuramente qualcosa di affascinante ma alla fine può dare una forma di dipendenza psicologica. Bisogna sempre ricordare che il pediluvio lo si fa per conoscere meglio se stessi e per liberare il proprio spirito, non per imprigionarlo di più.

C’è qualcos’altro che mi voglio chiedere?

No.

giovedì 22 dicembre 2011

test sulla sensazione di armonia con cosa ti sta accanto, con chi ti sta accanto, più in generale con la situazione che ti circonda

Non è facile da stabilire quando si verifica questa condizione.
Tuttavia, c'è un caso particolare che quando si verifica allora puoi concludere che è soddisfatta anche la condizione di cui si vuole fare il test.
Devi essere in vacanza.
Devi avere un atteggiamento di totale indifferenza e noncuranza nei confronti del problema "distanza chilometrica da percorrere a piedi per effettuare le operazioni che devi fare", come se - di fatto - questo problema non esistesse, negandone a tutti gli effetti l'esistenza.
Dover andare a prendere il latte? Ma lontano però, eh?
Pigliare-e-andare, contenti e sereni di fare quello che si sta per fare.
State bene così, che non vi curate di queste cose, voi.
Si cammina paciosi.
Se siete soli, parlate con voi stessi.
Se siete in compagnia, parlate con i vostri compagni.
Quel che andate disbrigando in giro, è irrilevante.

senso di apertura verso il mondo

Quando con una bottiglia di vino sottobbraccio apri il portabagali per prendere un bicchiere di plastica.
Apri il portabagagli, prendi il pacco dei bicchieri, ne prendi uno, guardi il pacco dei bicchieri che stai per riposare, lo guardi ancora, lo ri- apri, ne prendi un altro, richiudi tutto.
E te ne vai a bere il vino.

mercoledì 23 marzo 2011

voglio essere rispettata come professionista e come uoma


parole-dadiGrande successo ha avuto su internet, sin dal 2002, un elenco sempre citato come anonimo. Si tratta di un'opera di genio, che mette in luce come ci possano essere, in una lingua, tormentoni sistematici, che evidentemente non dipendono da singole parole ma da un assetto ideologico della lingua. Fateci caso:

Un cortigiano: un uomo che vive a corte
Una cortigiana: una mignotta

Un massaggiatore: un cinesiterapista
Una massaggiatrice: una mignotta

Un professionista: un uomo molto pratico del suo mestiere
Una professionista: una mignotta

Un uomo di strada: un uomo del popolo
Una donna di strada: una mignotta

Un uomo del popolo: uno schietto popolano
Una donna del popolo: una mignotta

Un uomo senza morale: un pragmatico
Una donna senza morale: una mignotta

Un uomo pubblico: un uomo in vista
Una donna pubblica: una mignotta

Un segretario particolare: un portaborse
Una segretaria particolare: una mignotta

Un uomo facile: un uomo senza pretese
Una donna facile: una mignotta

Un intrattenitore: un uomo dalla conversazione divertente
Una intrattenitrice: una mignotta

Un adescatore: un uomo che sa convincere gli altri
Un'adescatrice: una mignotta

Un cubista: un uomo che dipinge al modo di Picasso
Una cubista: una mignotta (nella considerazione di molta parte del pubblico maschile delle discoteche)

Un uomo d'alto bordo: un uomo che possiede uno scafo d'altura
Una donna d'alto bordo: una mignotta

Un tenutario: un proprietario terriero
Una tenutaria: una mignotta che ha fatto carriera

Un passeggiatore: un uomo che cammina
Una passeggiatrice: una mignotta

Uno steward: un assistente di volo
Una steward: una mignotta (nella considerazione di molta parte del pubblico maschile degli aeroplani, o dei congressi)

Un uomo con un passato: un uomo che ha avuto una vita, in qualche caso non particolarmente onesta, ma che vale la pena di raccontare
Una donna con un passato: una mignotta

Un maiale: un animale della fattoria
Una maiala: una mignotta

Un cane: un amico fedele
Una cagna: una mignotta

Uno squillo: il suono del telefono
Una squillo: una mignotta

Un maître: un grande pittore, un intellettuale di riferimento
Una maîtresse: una mignotta (divenuta manager di mignotte)

Un uomo da poco: un miserabile da compatire
Una donna da poco: una mignotta che pratica tariffe economiche

Un uomo di vita: un esuberante compagnone
Una donna di vita: una mignottamaître 

Un uomo perduto: un disperso
Una donna perduta: una mignotta

Un uomo di mondo: un gran signore
Una donna di mondo: una mignotta

Un mondano: un gran signore
Una mondana: una mignotta

Un toro: un uomo molto vigoroso
Una vacca: una mignotta

Un peripatetico: un seguace di Aristotele
Una peripatetica: una mignotta

Uno che batte: un tennista che serve la palla
Una che batte: una mignotta

Un uomo che batte la strada: un asfaltatore
Una donna che batte la strada: una mignotta

Un battistrada: un illuminato precursore
Una battistrada: una mignotta

Un uomo che ha un protettore: un intoccabile raccomandato
Una donna che ha un protettore: una mignotta

Un accompagnatore: un pianista che suona in sottofondo
Un'accompagnatrice: una mignotta

Un uomo di malaffare: un birbante
Una donna di malaffare: una mignotta

Un mercenario: un soldato di ventura
Una mercenaria: una mignotta

Un prezzolato: un sicario
Una prezzolata: una mignotta

Un buon uomo: un uomo probo
Una buona donna: una mignotta

Un uomo allegro: un buontempone
Una donna allegra: una mignotta

Un rimorchiatore: un utile natante
Una rimorchiatrice: una mignotta

Un escort: una guardia del corpo
Una escort: una mignotta

Uno di quelli: il membro di una compagna
Una di quelle: una mignotta

Un uomo-immagine: la figura più rappresentativa di un'azienda
Una donna-immagine: una mignotta

Un omaccio: un uomo prestante e poco gentile
Una donnaccia: una mignotta

Un ometto: uno sgorbio inoffensivo, o un appendiabiti
Una donnetta: una mignotta

Un gatto morto: un felino deceduto
Una gatta morta: una mignotta

Un ètero: un uomo a cui piacciono le donne
Un'etèra: una mignotta

Un putto: un delizioso amorino
Una putta: una mignotta

Uno zoccolo: una calzatura di campagna
Una zoccola: una mignotta

Un'amichetto: un piccolo compagno di giochi
Un'amichetta: una mignotta

La cosa che fa impressione, in questo gioco (a volerlo chiamare così), è la sistematicità assoluta. All'inizio sembra una bella trovata, poi ci si stupisce del fatto che possa proseguire (e gli esempi realmente forzati sono pochissimi), alla fine sembra che non ci sia parola che non risponda alla regola, e infatti, in certi contesti, anche semplici parole come donna, ragazza, femmina, amica possono essere intese in modo equivoco.


martedì 1 marzo 2011

la birreria


birreriaNoi giovani amiamo divertirci in allegri locali dove tutto è giovane, divertente, stimolante e zero, zero, zero palloso. Luoghi dove si ride e si scherza, si beve moderatamente e si praticano corteggiamenti e carinerie. Tra i tanti locali veramente da sballo, la birreria ha un posto di rilievo. Ne esistono molti tipi, ognuno con un suo pubblico ed una sua precisa capacità di creare quel clima di simpatia che può sfociare in un amore, in un incontro, in una rissa. Tra i tipi più comuni di birreria, vi sono, ad esempio quelle dai nomi creativi: "La zoccola e il mughetto", "Il trave nel culo", "Caprimulgo e Caprifoglio uniti nella lotta". In questi locali, si va soprattutto perchè le tovaglie sono molto divertenti ed hanno stampate parole crociate, rebus, acronimi, storiellette ed altre invenzioni gustose. Ognuno si mette a giocare per i cazzi suoi e si passa la serata in compagnia. Ma, al di là delle differenze, le birrerie sono unificate da una concezione divertente e stravagante del cibo che può produrre piatti eccezionali quali le penne con la panna ed i piselli o l'insalata con il mais. Non bisogna dimenticare che in birreria si consuma birra. In un boccale medio si può trovare dal 10 al 20% di vera birra. Il resto della bevanda è acqua, assolutamente ecologica. Per concludere, la birreria è il luogo ideale per passare un sabato tranquillo con la donna e gli amici, in un soave odore di fritto, avvolti dal clamore assordante dei vicini, liberi di lasciarsi andare al franco linguaggio di noi giovani per sentirsi giovani, per vivere pericolosamente con moderazione. Per poter dire, da adulti, "Io c'ero. E non è mai successo un cazzo".

(LSD)


domenica 27 febbraio 2011

flessioni e (quindi) riflessioni

Riflessione


Non si può rimuginare senza aver muginato almeno una prima volta.
Non si può ricamare senza aver già camato in precedenza.
Come ristorare qualcuno se già non lo si è storato?
Non si può ricordare alcunchè senza averlo già cordato prima.
Non si può ricoverare nessuno se non lo si è già coverato.
Pensate davvero di poter rispettare qualcuno senza averlo già spettato?
Non si può ricuperare nulla, se non lo si è precedentemente cuperato.
Non si può rinunziare a qualcosa senza avervi già nunziato.
Cosa ripristinare, se non lo si è mai pristinato?


martedì 22 giugno 2010

la sabbia non disseta

sabbiaL'esperienza è quella cosa che si ottiene nel momento immediatamente successivo a quello in cui se ne aveva bisogno.
Ma a volte basta veramente poco per evitare di andarsi a cacciare in situazioni sgradevoli.
Basta far funzionare il cervello.
Evitiamo con convizione, i vicoli ciechi di questa nostra breve e preziosa esistenza.
Ripetiamo tutti insieme, mano nella mano e in circolo:


  • La sabbia non disseta.


  • La termocoperta non rinfresca.


  • Le martellate sui mignoli non allietano.


  • Il camembert non deodora.


  • Le zanzare non conciliano il sonno.


  • Una mozzarella avariata non regolarizza la flora batterica intestinale.


  • Nemmeno uno yogurt lasciato sul cruscotto della macchina a Torvaianica all'ora di pranzo di ferragosto, se è per questo.


  • Una fila chilometrica sul grande raccordo anulare non aiuta a far diminuire il tasso giornaliero di bestemmie pronunciate.


  • Un attacco di diarrea non ti rende più disinvolto nel ballo del tip tap.


  • Una donna che non te la da non ti fa sentire più somigliante a George Clooney.


  • Una donna che te la fa intuire ma che comunque non te la da non ti fa sentire meno somigliante a Woody Allen.


  • Una donna che te la da ma che c'ha i talloni gialli come le scorze del formaggio, gli stessi baffetti del tuo compagno di banco della terza media, l'alito che sa di antico toscano e il senso dell'umorismo di Emilio Fede non ti fa immedesimare di più in un moderno Rodolfo Valentino.


  • Un brufolo nel centro geometrico della fronte non ti conferisce un'aurea mitologica da unicorno o da Polifemo.


  • Un brufolo nel centro geometrico di una chiappa non ricorda, ma nemmeno lontanamente, un tatuaggio tribale.


  • Quattro litri di tavernello non ti fanno passare il malditesta.


  • Maria De Filippi sbracata sul divano di casa tua che si fa le unghie in pigiama e con l'herpes non rende più accogliente il tuo salotto.


  • Il barboncino di origine tedesca del vicino che ti sveglia stizzoso alle quattro di mattina non ti catapulta in un battibaleno sul set di "Balla coi lupi".


  • La marcia della pace Perugia - Assisi con Bud Spencer cavacecio sulle spalle non risolve nessuna eventuale discopatia da cui tu sia affetto.


  • Vasco Rossi 'mbriaco che canta a squarcia gola "Nessun Dorma" sotto la doccia non ti fa diventare di botto un appassionato di musica lirica.


  • Nemmeno se a cantare "Nessun Dorma" è Marisa Laurito affetta da aerofagia, comunque.

mercoledì 26 maggio 2010

cazzatario


fischiettareSe ti perdi nel deserto senza borraccia, se ti salvano, se ti offrono una coca cola ghiacciata e se tu non la bevi perchè sei a dieta, allora forse è una grossa cazzata che potresti ingrassare e probabilmente ti sei già dissetato da qualche altra parte senza farti vedere, altro che calorie in esubero... Anzi, forse è addirittura una cazzata che t'eri perso nel deserto senza borraccia.

Se sei appassionato di Elvis Presley, se Elvis ti citofona dicendoti che è appena resuscitato e vuole salire su da te per un the coi biscotti per conoscerti, se tu non lo fai salire perchè -  si, vabbè, ti piacerebbe - ma per l'emozione potresti perdere la giusta concentrazione per la riunione di condominio prevista in serata, beh allora mi sa proprio che è una cazzata fotonica che sei appassionato di Elvis Presley.

Se ti manca solo la figurina 241 per terminare l'album dei calciatori, se mentre sei seduto su una panchina il vento la fa depositare davanti a te modello foglia secca di Forrest Gump e se tu non la raccogli perchè - dici - non hai l'album con te e il 241 ti si potrebbe sgualcire se non l'attacchi subito, beh mi sa che è proprio un'altra grossa cazzata che ti manca solo il 241 e probabilmente nemmeno hai cominciato la collezione e non te ne può fregare di meno di cominciarla.

Se sei amante del pesce, se sei appena tornato dalla Germania dove sei stato sei mesi a mangiare crauti e patate, se ti invitano a cena da Bastianelli a Fiumicino e se ordini una focaccia al prosciutto perchè il tuo oroscopo ti consiglia di mangiare affettati, beh insomma, non sarà una grossa cazzata che ti piace il pesce? E poi... Siamo sicuri che sei stato in Germania sei mesi, eh? Secondo me è una cazzata bella e buona pure quella.



mercoledì 24 febbraio 2010

il lavoro ideale

ambitionsQual'è il vostro lavoro ideale?
Sicuramente chi si è laureato in medicina risponderà "il chirurgo" oppure "il gastroenterologo" o, ancora, "il podologo".
Chi si è diplomato all'istituto alberghiero nutrirà ambizioni diverse e coerenti con la propria formazione, e quindi probabilmente risponderà "lo chèf di cucina", "il maître d'hôtel", "il capo barman". E così via...
Ma perchè non generalizzare il discorso?
Perchè continuare ad ispirare le proprie ambizioni in modo tanto deterministico ed automatizzato?
Come se tutto fosse già stato deciso dal diploma o dal certificato di laurea che vi ritrovate in un cassetto o appeso su qualche parete.
Basterebbe "rilassare" la condizione troppo stringente in base alla quale, se si sono frequentati k iter scolastici (con k ≥ 1) allora il lavoro ideale non può che essere quello che consente di mettere in pratica quanto appreso nel k-mo (ed ultimo in senso cronologico) iter scolastico.
Si richieda, quindi, al proprio lavoro ideale di poter mettere in pratica quanto appreso in uno qualsiasi dei k iter scolastici che si sono frequentati, sia esso il j-mo (con 1 ≤ jk).
Alle medie vi piacevano gli Etruschi? E allora cominciate a sognare di diventare etruscologi di fama mondiale e tentate la fortuna a Tarquinia!
In primina eravate bravi a disegnare sul quaderno sequenze di fragoline colorate? Ma allora affrettatevi a concupire una posizione lavorativa da illustratore di natura morta con specializzazione in "fragolinitudine".
Io, personalmente, sono ancora indeciso se aspirare a diventare un apprezzato mastro temperatore di matite oppure un pluridecorato campione olimpico di lancio del cancellino.


lunedì 22 febbraio 2010

il vero vegetariano

vegetarianoIl vero vegetariano non mangia gli animali allevati ed uccisi dall'uomo.
E' una questione di principio.
Il vero vegetariano al limite potrebbe mangiarsi un cinghiale perito in una battuta di caccia ove il cacciatore fosse armato di miccette e fialette puzzolenti, per essere ad armi pari con la fiera braccata.
E' sempre una questione di principio.
Il vero vegetariano non mangia polli d'allevamento, ma soltanto polli ruspanti morti suicidi o in duello.
Si, ne sono sicuro, è proprio una questione di principio.
O si principia ad essere veri vegetariani o non si principia proprio.
Io, infatti, non ho mai principiato.
E mi sa tanto che continuerò a fare colazione col sanguinaccio.


le catene della nostra mente

olivaLa parte più buona delle olive?
Il nocciolo, non ho dubbi.
Ma non voglio darlo a vedere.
Ci tengo alle mie cose, alla mia riservatezza.
E tengo il punto.
E mangio la polpa.
E' dura da mandar giù, ma tengo il punto.
Anche quando sono da solo.
Hai visto mai che poi quando c'è gente mi confondo?
E' durissima, ma tengo il punto.

sabato 20 febbraio 2010

giunta è l'ora degli "incuriositori"

curiosityCi avete mai pensato?
Quando è stata l'ultima volta che vi siete sbalorditi davanti a qualcosa di nuovo ed incomprensibile?
Quasi tutto sembra sia stato già sperimentato, classificato, indicizzato e reso accessibile.
E tutto questo, purtroppo, è spesso disponibile "comodamente da casa tua", con pochi click.
In questo mondo ipertecnologico e superglobalizzato lo stupore per l'ignoto trova preoccupantemente sempre meno spazio.
Il velo di mistero che per milleni ha coperto i risvolti più reconditi della realtà che ci circonda è stato squarciato, forse irrimediabilmente, dalla lama affilata di google e di wikipedia.
Tempi duri per la fantasia e la meraviglia, non è vero?
Credo sia giunto il momento di correre ai ripari e di prendere di petto il problema.
Giunta è l'ora degli "incuriositori".
Assemblate marchingegni astrusi e priva di qualsiasi utilità.
Utilizzate vecchie cianfrusaglie.
Tagliate, saldate, scucite, avvitate, seghettate... Siate manuali.
Distribuite gli incuriositori da voi prodotti negli ambienti che frequentate: tra le piante dell'androne di casa, assicurati con una calamita su di un semaforo, lasciati galleggiare nell'acqua di una fontana.
Sbizzaritevi.
Producete incuriositori di diversa foggia e dimensione.
Regalateli ai vostri amici, possibilmente corredati di libretti di istruzioni incomprensibili.
Siate reticenti in merito alla loro funzione (che ovviamente non c'è).
Incuriosite le persone che conoscete e lasciatevi incuriosire e sorprendere dagli altrui incuriositori.
Abbandonatevi allo stupore, crogiolatevi nel dubbio.
Assaporate e fate assaporare il sottile piacere di ricercare un significato per qualcosa che ne è completamente privo.
E' questa la via, ne sono sicuro!
 

lunedì 18 gennaio 2010

domenica 17 gennaio 2010

la dieta del dissociato

dietaHo deciso che devo dimagrire.
Ma ho le idee un pò confuse e non so bene da dove cominciare.
Credo che inizierò prendendo il caffè a piedi.
E farò anche le scale senza zucchero.

sabato 16 gennaio 2010

metodi matematici di pessimizzazione domestica

optimizazionLimitatamente alle sole operazioni domestiche relative al lavaggio e al ricambio della biancheria, la sostituzione del copripiumino è sicuramente quella in cui riesco a dare il peggio di me.
Posso ritenermi soddisfatto.
E' un sub-pessimo.
In generale, potrei ottenere risultati molto peggiori.

venerdì 15 gennaio 2010